Vacanze di Capodanno 2012 in agriturismo

December 14, 2011 by · Leave a Comment
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Avete già deciso dove trascorrere le prossime vacanze di capodanno? Il 2012 è un anno che mette un po’ paura ad alcuni, ma perché non dargli il benvenuto nella migliore maniera?

Le proposte per le vacanze capodanno sono come sempre tantissime, adatte a ogni esigenza e ogni gusto. Per esempio, che ne pensate dell’opportunità di trascorrerlo in agriturismo? Magari assaggiando le specialità tipiche delle varie regioni italiane.

Le vacanze di capodanno hanno sempre qualcosa di speciale, solitamente si passano con gli amici o con la persona amata. Non avete ancora deciso nulla? Agriturismo o viaggio senza meta? Online troverete le proposte che si adattano maggiormente alle vostre esigenze, in modo unico e originale.

Festeggiate brinando con gli amici in montagna, in un uno dei tanti agriturismi in Italia che offre menu a prezzo fisso. Oppure visitate qualche città europea, con la persona amata, per vivere delle vacanze capodanno davvero indimenticabili.

 

Biodiversità, Agriturismo e Fattorie Didattiche: esperienze a confronto

May 23, 2011 by · Leave a Comment
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Workshop “Biodiversità, Agriturismo e Fattorie Didattiche: Esperienze a confronto”, che si terrà il giorno 6 Giugno 2011 nella sede di Regione Lombardia di Via Pola 12 Milano c/o la Sala Convegni – Lotto pesca – pian terreno.

Il workshop è promosso da Agriturist, Terranostra, Turismo Verde e WWF nell’ambito del progetto “Coltiviamo la sostenibilità” e sostenuto dalla Fondazione CARIPLO, dalla Regione Lombardia -Assessorati Ambiente, Agricoltura e da Unioncamere Lombardia.

Regione Lombardia – via Pola 12 Milano
Sala Convegni – Lotto pesca – pian terreno
lunedì 6 Giugno 2011
Questo incontro sarà l’occasione per riflettere sul ruolo delle aziende
agricole multifunzionali, in particolare gli agriturismi, nella conservazione
e nella valorizzazione – in chiave didattica e turistica – della biodiversità.
Nel corso del workshop sarà presentato un manuale rivolto alle aziende
agrituristiche lombarde.
La conservazione e la valorizzazione della biodiversità rappresentano, infatti una delle sfide ambientali che, dal 2013, la futura Politica Agricola
Comune proporrà alle moderne aziende agricole multifunzionali.
Il workshop è promosso da Agriturist, Terranostra, Turismo Verde e WWF
nell’ambito del progetto “Coltiviamo la sostenibilità” e sostenuto dalla
Fondazione CARIPLO, dalla Regione Lombardia – Assessorati Ambiente,
Agricoltura e da Unioncamere Lombardia.
Programma
Biodiversità, agriturismo e fattorie didattiche: esperienze a confronto
09.00 Registrazione partecipanti
09.15 Saluti e Introduzione ai temi della giornata
09.30 Gianni Netto
responsabile educazione ambientale Parco Nazionale del Circeo
“Agriturismi e interpretazione dell’ambiente naturale”
09.45 Daniele Zavalloni
autore del libro “Fattorie didattiche biologiche”
“Orti e biodiversità”
10.00 Franco Ferroni
WWF Italia
“La futura PAC: le aziende agricole presidi della biodiversità”
10.15 Andrea Pirovano
responsabile scientifico del progetto
“Il progetto Coltiviamo la sostenibilità”
10.30 La Quercia della Memoria – Oasi Galbusera Bianca – Il Campagnino
“Esperienze per la tutela e la valorizzazione della biodiversità
in una azienda agricola”
10.45 TAVOLA ROTONDA moderatore Antonio Bossi
Ufficio Educazione Ambientale WWF Italia
Interverranno al dibattito: rappresentanti di Regione Lombardia, delle
Amministrazioni Provinciali, presidenti delle Associazioni Agrituristiche regionali,
Enti Parco, le aziende agrituristiche, Fattorie Didattiche e Fattorie del Panda, oltre
che il “Mondo scolastico” con l’obiettivo di individuare percorsi per la tutela e la
valorizzazione della biodiversità nelle aziende agrituristiche lombarde.
12.30 Chiusura lavori
Nel corso dei lavori della mattinata interverranno gli Assessori Regionali
all’Agricoltura arch. Giulio De Capitani e ai Sistemi Verdi e Paesaggio
dott. Alessandro Colucci.

La notte di San Martino: il capodanno agrario del Salento leccese

November 10, 2010 by · Leave a Comment
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di Antonio Bruno

L’annata agraria nel Salento leccese va dal 12 Novembre all’11 novembre dell’anno successivo. Quindi per chi è stato abituato a vivere del lavoro di campagna l’11 novembre è l’ultimo dell’anno agricolo! In questa nota le tradizioni legate a questa ricorrenza.

Come fare a non ricordare il lavorio della gente di campagna immersa nella vite? Già, la pianta della vite con le sue increspature, il tronco pieno di nodi che ti danno immediatamente la percezione di ogni anno che lascia un segno, un nodo dopo l’altro, sino a 40 anni data fatidica della sua fine del ciclo produttivo dopo la quale verrà sostituita da un’altra pianta. Una pianta all’altezza dell’uomo che ha preferito alla gara per la conquista del primato dell’albero più alto, la bravura nel dare l’uva, i grappoli da cui poi, quasi per miracolo, stilla il vino.
Già il miracolo! Da quei grappoli come per magia una notte di un giorno preciso di ogni anno accade che sgorga un liquido pieno di odori e dai mille sapori, rosso o bianco oppure rosato: il vino!
La notte dell’11 novembre, la notte di San Martino!
L’inizio dell’annata agraria è la stagione corrispondente al ciclo vegetativo annuale delle colture agrarie che danno il reddito all’impresa agricola. L’annata agraria nel Salento leccese va dal 12 Novembre all’11 novembre dell’anno successivo. Quindi per chi è stato abituato a vivere del lavoro di campagna l’11 novembre è l’ultimo dell’anno agricolo! L’ultimo dell’anno solare è San Silvestro mentre l’ultimo dell’anno agricolo è San Martino!
Per quelli che non sanno cosa accadeva ai contadini in quella notte, a quelli che non capiscono il perchè della festa, voglio significare i due stati d’animo che convivevano nel cuore di chi era destinato a passare nei campi tutta la sua vita; due stati d’animo opposti, alla gioia derivata dal raccolto buono e allo scampato pericolo della carestia si affiancava la paura per ciò che poteva accadere nel nuovo anno, il pericolo della carestia sempre incombente per chi ha tutti i suoi averi sotto al cielo e deve affidare all’incertezza dei fenomeni climatici la sua sopravvivenza e quella dell’intera famiglia.
Nel Salento leccese l’11 novembre si evoca il binomio morte-vita. Nessun’altra professione come
quella dell’agricoltore e del Dottore Agronomo ha a che fare col tema della morte e della rinascita che corrisponde al il ciclo annuale delle stagioni. Forse solo il medico di famiglia, quello che segue tutta la nostra vita, ha qualcosa in comune, anche se devo dire che lui solo in parte ha un’attività simile alla nostra perchè assiste i suoi pazienti alla nascita o alla morte e solo raramente può fregiarsi di aver assistito una persona dalla culla alla bara. Invece noi agricoltori o Dottori Agronomi conviviamo con eventi mai uguali, siamo abituati al ritmo della natura fatto di rapide fortune e altrettanto rapide catastrofi in una precarietà da brivido, come se stessimo eternamente sulle Montagne russe!
I contadini attendevano il giorno di San Martino perchè è più tiepido rispetto ai rigori invernali per il fenomeno dell’Estate di San Martino. Un po’ di calore per aprire le “ozze” (Anfore di creta) o le botti ed assaggiare il vino nuovo. Tutti intorno a quello scrigno pieno di liquido che rappresentava oro sonante, ricchezza e benessere per tutti! In quel giorno si concentravano le speranze della vendemmia e i sudori del lavoro nei vigneti.
Erano radunati tutti intorno all’anfora di creta, e dopo averla aperta assaggiavano quel vino nuovo, al primo assaggio già capivano, giudicavano e definivano le caratteristiche del prodotto; una vero e proprio dibattito tra gli intervenuti con pareri e confronti, un seminario di esperienze, una condivisione senza limiti in un rito che lasciava tutti senza fiato.
Per gustare il vino c’è necessità di pasteggiare, di avere qualcosa che possa essere accompagnato dall’ebbrezza di quel liquido, ed ecco che dalla cantina o dal palmento si passa in cucina, che attraverso i sapori e i gusti del Salento leccese esalta gli aromi del vino nuovo rendendolo paragonabile, giudicabile, gustabile e vivibile.
Il mio ricordo dell’11 novembre è indissolubilmente legato agli amici dell’adolescenza, agli acquisti della salsiccia da fare arrosto sulla brace, alle deliziose “pittule” (le “pittule” per i non salentini sono ottenute da farina di grano impastata e lievitata e quindi fritta a pugnetti nell’olio d’oliva) delle cicorie di Galatina (catalane) e dei finocchi da mangiare crudi, alle castagne, alle noci e alla cotognata.
La cena di San Martino da fare tra amici, senza i genitori, tra noi. Era concesso per quella giornata mangiare e bere da soli, per festeggiare l’inizio di una annata agraria che coincideva con la vendita del vino nuovo, il frutto del lavoro dell’uomo del Salento leccese, la vendita di un anno di lavoro dell’intera famiglia.
Ho assistito per anni alla lotteria del premio dopo premio per lo svellimento dei vigneti di una scellerata Politica Agricola Comune a partire dagli anni ’70 sino ai giorni nostri, ettaro dopo ettaro tutti noi abbiamo assistito impotenti allo sterminio di “alberelli pugliesi” e solo “per un pugno di euro” tanto che delle belle e antiche distese di vigneti allevati ad alberello pugliese, simili ai vigneti che decorano i più bei paesaggi d’Italia, rimane ben poco. Solo poche zone conservano il colore rossastro delle foglie di vite che in autunno sono pronte a cadere nel terreno, dopo una primavera e un estate di fatica, perchè la vite possa finalmente andare in letargo sino al risveglio della prossima primavera.
Ma nonostante tutto questo, nonostante che la maggior parte dei Salentini leccesi non abbiano più alcun guadagno dal vino, nella maggior parte delle famiglie del Salento leccese, il giorno di San Martino, l’11 novembre, si continua a imbandire la tavola con arrosti alla brace, verdure e castagne e poi frutta secca, mandarini e arance, il tutto innaffiato dal nettare degli Dei, dal vino del Salento leccese in una sorta di “riflesso condizionato”, una “coazione a ripetere” senza fine di cui si è perduto il senso.
Già il senso, la ragione, il motivo per cui si festeggia è andato perduto, dimenticato e celato dai mille Ipermercati “Regni del Consumo”, cattedrali innalzate alla vendita “sullo scaffale” dove nemmeno sappiamo da dove arrivino i vini e gli alimenti che vengono offerti a noi allucinati passeggiatori con carrello che guardano, prendono, riempiono quel cesto con le ruote e non scambiano una parola con nessuno!
Le riunioni con gli amici l’11 novembre per festeggiare San Martino continuarono nella mia vita perchè faccio parte di una generazione che ha avuto l’adolescenza lunga, frutto degli studi universitari e di un matrimonio troppe volte rimandato.
Nella casa in campagna di un mio amico di allora abbiamo continuato a festeggiare per anni e anni ogni 11 novembre e poi, finalmente sposato, eccomi a farlo di nuovo a casa mia, pur non avendo un vigneto né del vino da vendere da cui ricavare il sostentamento per l’intero anno.
La verità è che noi del Salento leccese continuiamo a persistere nel mettere in atto antichi riti di iniziazione e la festa di San Martino dell’11 novembre di ogni anno ne è una delle dimostrazioni.
In tutto il Salento leccese si celebra questa festa, tutti aggregati e tutti consapevoli di poter trasgredire in maniera liberatoria. Infatti l’11 novembre a tutti è permesso di bere ed ubriacarsi, anche ai fanciulli che in questo modo vengono accolti nella cerchia degli adulti e quindi “iniziati” alla trasgressione.
Festeggiamo a San Martino in casa, dinanzi al caminetto con amici e parenti. Voglio indirizzare una precisazione indirizzata a chi, per la notte di San Martino, acquista il vino novello. In questi anni c’è la tradizione di bere l’11 novembre vino novello che, si badi bene, nulla ha a che vedere con il vino nuovo. Il vino novello non è invenzione del Salento leccese né tanto meno nessun italiano può ascrivere a se l’invenzione di questo vino. E’ stato in Francia che nei primi del ’900 nella zona del Beaujolais si è vinificata l’uva con la tecnica della macerazione carbonica ed il vino ottenuto, pretendendo il nome dalla zona in cui è stato prodotto per la prima volta, è nominato Beaujolais Noveau.
Le cantine del Salento leccese lo producono sapendo bene che il novello non è un vino che può essere conservato per molto tempo a causa della mancanza di macerazione sulle bucce; ed è per questo che le circa 720mila bottiglie che vengono sfornate dalla Puglia devono essere consumate in tempi brevi. Quindi se per San Martino vi regalano una bottiglia di vino novello non conservatela ma bevetela subito!
Faremo tutti, anche per il 2010, la festa di San Martino perchè siamo consapevoli che rappresenta una discontinuità alle solite uscite in pizzeria, pub e discoteche. L’11 novembre di ogni anno è la dimostrazione che ci si può divertire in un modo sempre uguale da secoli e, nello stesso tempo, in modo diverso dal divertimento della Movida dell’inizio XXI secolo.
La verità è che, tutti noi del Salento leccese sappiamo bene che qualunque cosa si organizzi per l’11 novembre va bene! In quella notte l’unica cosa importante è stare insieme, ritrovarsi intorno ad una tavola imbandita e mangiare ciò che detta la tradizione (dal latino traditiònem deriv. da tràdere = consegnare, trasmettere) .
Il vino che l’11 novembre di ogni anno scorre a cascate, a fiumi, a mari, fino a provocare deliri e febbre da divertimento. Noi tutti davanti al caminetto, tutti intorno al fuoco e davanti all’immancabile chitarra per cantare e divertirsi.
L’11 novembre 2010 come facevano i nostri padri, saremo davanti al fuoco con dentro gli occhi
il rosso delle braci, sentiremo il calore dello stare insieme, canteremo, rideremo e balleremo scambiandoci carezze. Tutti intorno al fuoco, per vivere sul serio, perchè noi e l’Universo siamo un unico intero!

Bibliografia

Irene Maria Malecore: Magie di Japigia: etnografia e folklore del Salento
Tommaso Schirinzi: SANTU MARTINU Storia di un marchio
Michele Bucci: Buongiorno… NOVELLO
Andrea Zanon: S. Martino: l’annata agraria e il capitale di anticipazione

Forum Nazionale Agriturismo

November 22, 2009 by · Leave a Comment
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AGRITURIST (CONFAGRICOLTURA): IL RILANCIO DEL TURISMO ITALIANO SI GIOCA SOPRATTUTTO NELLO SPAZIO RURALE

All’VIII Forum Nazionale dell’ Agriturismo, in programma, dal 30 novembre al 2 dicembre, a Riomaggiore (La Spezia), si parlerà di comunicazione del territorio e di risorse turistiche diffuse, quelle che ci sono e quelle che stanno sparendo.

Le Cinque Terre ospiteranno, dal 30 novembre al 2 dicembre, l’VIII Forum nazionale dell’Agriturismo, organizzato da Agriturist (Confagricoltura) con la collaborazione del Parco Nazionale delle Cinque Terre e di Confagricoltura Liguria, con il contributo del ministero delle Politiche agricole Alimentari e Forestali, della Regione Liguria, della Camera di Commercio di La Spezia, della Fondazione Cassa di Risparmio di La Spezia, della Banca di Versilia, Lunigiana e Garfagnana.

Il tema del Forum di quest’anno, “La comunicazione del territorio per lo sviluppo dell’agriturismo”, intende sottolineare il prezioso ruolo delle aziende agrituristiche nel far conoscere al grande pubblico aspetti ancora poco noti del patrimonio naturale, culturale, paesaggistico, enogastronomico, dell’Italia. Un ruolo che va oltre il gradimento degli ospiti di oggi, in quanto innesca un virtuoso passaparola per conquistare quelli di domani.


“Il rilancio del turismo italiano – ha dichiarato Vittoria Brancaccio, presidente di Agriturist – deve indubbiamente difendere le posizioni di mercato già acquisite dai grandi attrattori culturali, balneari e montani. Ma soprattutto deve puntare sullo sviluppo di nuovi flussi turistici, diffusi sul territorio”.

“Abbiamo già – sottolinea il presidente di Agriturist – segnali chiari del successo dell’agriturismo, dell’ecoturismo e del turismo enogastronomico, presso ospiti sia italiani, sia stranieri. E’ dunque necessario sostenere con forza questi settori dell’offerta turistica italiana, tipici dello spazio rurale, legati prioritariamente alla qualità e all’innovazione del contesto agricolo, per concretizzarne al più presto tutte le enormi potenzialità”.

Martedì 1° dicembre, il Forum Agriturist aprirà le porte per un convegno pubblico sul tema “Il patrimonio rurale diffuso, non più minore, nuovo protagonista dell’offerta turistica” al quale interverranno:

Massimo Quaini, geografo, su “Il paesaggio è morto, evviva il paesaggio!”;
Edoardo Salzano, urbanista, su “Prima che la città cancelli la campagna…”;
Franco Bonanini, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, su “Natura e agricoltura alleate per il turismo”;
Sveva di Martino, architetto, su “Agri-Cultura: il Museo dell’Olio della Sabina”;
Nicola De Felice, dirigente del ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali, su “Per l’Agriturismo nasce un prezioso Osservatorio”;
Silvano Vinceti, in rappresentanza del Ministro del Turismo, su “ll turismo italiano si colora di verde”.

Le conclusioni saranno tracciate dal presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni.


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